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Il ciclo di camere d’autore “Le ore”, nasce dalla mostra “Sogno, quindi sono”. E’ il giorno con la sua sequenzialità temporale e la linearità della veglia a contrapporsi alla compresenza diffusa di cose, luoghi, tempi e persone generate dal sogno, assenti di uno spazio e tempo determinato. E’ il sogno il luogo nel quale sonno e veglia si abbracciano e si toccano infinto, immenso, eternità e presenza.

Il mattino seguente il sole sorse su un mondo nuovo. Oddo doveva partire allo spuntar del giorno e l’alba lo sorprese alla finestra, mentre col pensiero la vedeva dispiegarsi e tuttavia non ancora del tutto visibile nell’estremo barlume delle stelle.

Edith Wharton

L’alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d’un residuo di sogno e d’un principio di pensiero.

Victor Hugo

@ideazione grafica Mariacristina Eidel
@ideazione grafica Mariacristina Eidel

ALBA (fr. aube; sp. alba; ted. Tagelied; ingl. aubade). – Questo termine designava, in origine, quello che fu, nella vita delle città e dei castelli, il grido o canto della notturna scolta, nunzia del mattino. Avanza, nel codice vaticano reg. 1462, un’ “alba”, da attribuire paleograficamente, anche in riguardo alla notazione neumatica, al sec. XI; latinamente travestita, ma con ritornello quasi per intero volgare, forse provenzale; dove già si presenta la formula l’alba par, che torna di solito nelle note albe posteriori. In questo canto primitivo, guerresco o simbolicamente religioso, com’altri più antichi inni cristiani, nessuno spunto d’amore. L’amore viene dopo, e invade anche la canzone del mattino. Antiche romanze francesi, del sec. XII, offrono di già il motivo grazioso, palpitante ancora nella poesia popolare, dell’allodola, che annunzia il crepuscolo mattutino e interrompe, inconscia, le notturne e furtive delizie degli amanti: il che nella storia del pensiero poetico sembra preluder di lontano alla scena shakespeariana, in cui Giulietta deve riconoscer pure che non l’usignolo, ma l’allodola ha cantato, ond’è Romeo costretto ad abbandonarla. Del resto, motivi simili, sull’universale fondo umano, sostanzialmente identico, ispirano uguali scene anche altrove: per esempio, in Cina, già più secoli innanzi all’era nostra. Variazione di cosifatti risvegli all’ebbrezza mattutina dell’allodola trillante è in una canzone di crociata, dove s’esortano gli amorosi di Dio a non dormir più, ché l’allodola annunzia il giorno e la pace promessa a chi prenderà la croce. Perché appunto una varietà delle albe profane sono le religiose, di cui rimangono alcuni saggi tra il novero breve delle albe provenzali superstiti: saggi di resipiscenza sfruttante le seduzioni della vaga forma originaria, per esortare a pentimento e a preghiera.

Alba

L’alba caratteristica, l’amorosa, accomodata alla vita feudale, alla società cavalleresca, nella quale era dogma amare liberamente a dispetto del “geloso”, antonomasia del marito, nacque in Provenza, aristocratica e trobadorica. Gli amanti secretamente si ritrovano entro al castello o nel verziere, sotto gli alberi e in mezzo ai fiori: e la scolta può rimanere estranea o farsi complice ai perigliosi amori, quando non avvenga piuttosto che un compagno stesso dell’amatore si presti a vigilare, serenando, nella notte, per esser pronto sul mattino a richiamare l’obliosa coppia alla realtà inesorabile. Bellissime quasi tutte queste poche albe, a noi pervenute, dei trovatori, tra i quali anche qui spicca Giraut de Borneill, per l’alba, avanzataci pur con la melodia, incantevole:

heis glorios, verais lums et clartatz

“Re di gloria, chiaror, luna verace”

S’incomincia da Dio, ma Dio, beninteso, ci sta a pigione.

L’ALBA DEGLI AMANTI

  • Giulietta: Vuoi già partire? L’alba è ancor lontana. | Era dell’usignolo, | non dell’allodola, il cinguettio | che ha ferito poc’anzi il trepidante | cavo del tuo orecchio. Un usignolo, | credimi, amore; è lui che canta, a notte, | laggiù sull’albero di melograno.
    Romeo: No, cara, era l’araldo del mattino, | l’allodola; non era l’usignolo. (atto III, scena V; Raponi, pp. 103-104)
  • […] l’allodola, | a martellar gli archivolti del cielo | con le sue note, sopra il nostro capo. (Romeo: atto III, scena V; Raponi, p. 104)
  • È giorno, invece, è giorno! Ahimè, fa’ presto! | Va’! È l’allodola quella che canta, | ora, con quel suo verso fuori tono, | sforzandolo con aspre dissonanze. | Dicono che l’allodola | sa modulare in dolci variazioni | le note del suo canto; questa no, | perché in luogo di dividere le note | in armonia, divide noi. L’allodola, | dicono pure, ha scambiato i suoi occhi, | col ripugnante rospo. | Che si siano scambiate anche le voci? | Perché questa, che va destando il giorno, | ci strappa trepidanti dalle braccia | l’uno dell’altro, e mi ti porta via. (Giulietta: atto III, scena V; Raponi, p. 105)

da

William Shakespeare.

 

 

Il Tempo

La domanda sul tempo ha sempre affascinato i filosofi; Platone ha trattato specialmente il suo rapporto con l’eterno, Aristotele quello con lo spazio. Agostino d’Ippona divenuto cristiano, da grande pensatore qual era, non ha riflettuto sul tempo in una delle tante sue opere, ma in quella più personale e esistenziale, le Confessioni, dedicando a questo tema praticamente tutto il Libro XI.

Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? – si chiede Agostino – Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? …
Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente… (XI, 14.17).

E. Levinas: “La dialettica del tempo è la dialettica stessa della relazione con gli altri”.

E’ una caratteristica del nostro tempo, che non ha tempo. Possiamo fare sempre più cose in sempre meno tempo, ma lo spazio temporale a nostra disposizione non basta mai. In un’ottica di umanizzazione del tempo ddel tempo, al “non ho tempo” di un’esistenza sempre più frammentata e accelerata, andrebbe sostituito il “ho tempo per te”. Il rapporto con il “Tu” vissuto in gratuità, qualifica il mio tempo e fa in modo che esso diventi prezioso e assuma una dimensione di eternità. La nostra vita è anche il racconto del volto dell’altro, pari al suo racconto del nostro e di tutto ciò che ci è dato.

Le Ore

Il concetto delle ore viene dalla liturgia ed è volto a santificare con la preghiera i passaggi della giornata

Quantità e Qualità del tempo di un uomo

« Il tempo non possiede soltanto una quantità, ma anche una qualità. Oggi però quasi nessuno riesce a farsi un’idea seppur vaga della qualità del tempo. Nei tempi passati avveniva esattamente l’opposto. Allora si considerava in prima istanza la qualità del tempo e si tralasciava piuttosto la sua quantità. La qualità del tempo non ha niente a che vedere con la durata, ma afferma che ogni punto del tempo, o sezione del tempo (può essere un’ora, un secondo o un decennio), possiede una determinata qualità, che consente che emergano solo quei fatti che sono adeguati a questa qualità. Espresso in altri termini, questo significa che in quel determinato momento possono realizzarsi soltanto quei fatti i cui contenuti qualitativi corrispondono alla rispettiva qualità del tempo. »

(Thorwald Dethlefsen, Il Destino come scelta, pp. 76-77, trad. it., Mediterranee, 1984)


Parte integrante del progetto “Albergo d’Arte”, promosso dallAtelier, sono le nostre camere d’autore ideate ed arredate con un tocco personalizzato.

Ideazioni, illustrazioni e progetto grafico: Mariacristina Eidel e Alessandro Arrigo
Realizzazione AS costruzioni di Spadot Gianluca – Le nuove lampade sono realizzate in concrezione con Armonie d’Arredo, montaggio pannelli decorativi Mascia Bambi Ciarrocchi.